Cultura
17.02.2019

«Un tesoro ritrovato. Nuove opere della Collezione Brignoni»

15 febbraio 2019 – 16 giugno 2019 MUSEC – Museo delle Culture, Villa Malpensata, Spazio Cielo

Un tesoro ritrovato

L’idea di creare il Museo delle Culture nacque nel 1984. A quell’epoca Serge Brignoni decise di donare al Comune di Lugano quanto gli rimaneva della sua straordinaria collezione di arte etnica, a condizione che alla stessa fosse destinata una sede adeguata e che in tale luogo nascesse un museo. La sede prescelta fu l’Heleneum, una bella villa neoclassicheggiante in riva al lago, giusto all’inizio del sentiero che da Castagnola porta all’antico abitato di Gandria.

Ci vollero cinque anni affinché un gruppo di giovani studiosi, sotto la vigile supervisione dello stesso Brignoni, riuscisse a portare a compimento l’impresa. Così il 23 settembre 1989 il Museo aprì al pubblico.


Sin dall’inizio la concezione «primitivista» di Brignoni conflisse con la visione più marcatamente antropologica del gruppo che aveva sostenuto l’apertura del Museo. A Brignoni interessava sottolineare, in qualche modo, come le opere esposte all’Heleneum fossero parte delle fonti che avevano rinnovato i linguaggi artistici del Novecento.
I giovani ricercatori, invece, vi intravedevano soprattutto un’occasione per costruire un centro di competenza che si occupasse delle culture e delle società non occidentali, come faceva d’altronde la gran parte degli altri musei etnologici svizzeri ed europei.
Non era una semplice differenza di vedute: erano due veri e propri paradigmi a confronto. Da una parte la visionarietà dell’artista che aveva diviso la sua passione dell’art nègre con Giacometti e Miró; dall’altra, l’idea d’introdurre nel tessuto culturale ticinese un attore che sostenesse i temi del multiculturalismo e della sostenibilità.

I risultati dei primi anni di gestione della neonata organizzazione dimostrarono che ambedue le prospettive erano probabilmente troppo ambiziose per la realtà socio-culturale e per gli interessi locali di allora. E se questo causò da un lato una progressiva crisi del progetto gestionale (riavviato soltanto nel 2005), dall’altra portò Brignoni a disamorarsi un po’ di una creatura che non riusciva più a vedere come veramente sua.

Delle originali ottocento opere che egli aveva immaginato di donare al Comune di Lugano ne arrivarono 541 al momento dell’inaugurazione e altre 127 negli anni successivi. Una parte abbastanza importante della collezione rimase nella sua casa di Berna, fu venduta o destinata altrove. Il più importante dei nuclei che non giunsero a Lugano fu donato alla fine del 1998 al Kunstmuseum Bern che, a sua volta, poco tempo dopo, decise di depositarlo al Musée d’ethnographie di Neuchâtel.

Uno dei punti di onore della «rinascita» del Museo delle Culture è stato ricongiungere alla collezione principale quanto ne era rimasto separato. Per farlo ci sono voluti oltre dieci anni di lavoro. Dieci anni in cui la passione, la qualità e i risultati della nostra ricerca nel campo dell’antropologia dell’arte hanno convinto tutti che la visione cullata da Serge Brignoni aveva finalmente trovato, a Villa Malpensata, la sua casa e che, quindi, sarebbe valsa la pena riunire ciò che era stato diviso.