Comitato Centrale
10.06.2015

Articolo del CdT del 6 giugno sul centenario della Pro Ticino

Il commento di PIERGIORGIO BARONI

Pro Ticino: una fiaccola centenaria

Il Monumento dell’Indipendenza nell’omonima Piazza a Lugano, inaugurato nel 1898, è stato eretto (lo si può leggere) con i contributi, fra altri, di alcune colonie ticinesi d’oltremare, ad esempio San Francisco e Buenos Aires, Alla cerimonia l’allora sindaco di Lugano, Gerolamo Vegezzi, rendeva onore «alle migliaia e migliaia di fratelli lontani, sparsi su tutta la superficie del mondo, pionieri arditi e instancabili, onorando coll’ingegno, il lavoro e la probità il suolo nativo (...)

I nostri cari emigranti che nei giorni della gioia come in quelli del dolore non dimenticano mai la patria amata, ed hanno gareggiato nelle oblazioni concorrendo potentemente allo splendore della festa». Un particolare ringraziamento veniva indirizzato «alla colonia ticinese di Zurigo, in forte numero qui venuta a deporre una corona di bronzo ad onoranza del monumento». 17 anni dopo, a Berna, veniva fondata la Pro Ticino (1915) che praticamente istituzionalizzava le sensibilità maturate dai nostri emigrati e da chi li seguiva, non solo spiritualmente, nel cantone. «L’Altro Ticino» festeggia oggi il centenario, che riguarda potenziali 70-90 mila ticinesi, dalla terza-quarta generazione alla «new emigration», ma anche i rientrati nel cantone. Una fiaccola costantemente tenuta accesa, per rifarsi emblematicamente ad un momento vissuto nella fase conclusiva alle olimpiadi di Sidney 2000, Australia. All’ultima maratona disputata dal capitano della nazionale australiana, Steve Moneghetti (antenati di Monte Carasso) entrò nello stadio non nelle primissime posizioni, ma con in mano la bandiera australiana, svizzera e ticinese. Si alzarono, per una «Standing ovation», centomila persone.

La Pro Ticino (seimila aderenti ripartiti in una cinquantina di sezioni) ha scelto per l’assemblea il padiglione svizzero dell’Expo 2015 a Milano che verrà raggiunto oggi, partendo da Mendrisio, luogo di raduno e pernottamenti.

Il «locale» delle radici ticinesi collegato con il «globale» (l’Expo, con la sua filosofia, ossia quella di nutrire il pianeta, dell’energia per la vita) che ormai domina la scena mondiale da un ventennio e oltre. Riemergono, nella Pro Ticino, i valori di sempre, maturati dalla seconda metà dell’Ottocento (emigrazione epocale: dal 1850 al 1935 partirono oltremare 40 mila ticinesi) in particolare quella del «mutuo soccorso». Perché le incognite dall’andare incontro all’ignoto potevano essere mitigate soltanto aiutandosi vicendevolmente.

Così nei libri di Giorgio Cheda (emigrazione in California e Australia) ritroviamo spesso, nelle lettere scambiate con i congiunti in Ticino, questi nobili sentimenti. Oggi i messaggi viaggiano con la posta elettronica, le distanze si sono quasi annullate. I mezzi aerei consentono incontri ravvicinati. Nelle nostre valli un Numero importante di discenti di emigrati (che magari parlano solo inglese o spagnolo) intraprendono il viaggio «nella memoria». Per conoscere le radici. D’altro canto, sempre più numerosi sono i nostri giovani che avvertono la necessità di una esperienza (di studio o lavorativa) lontana dai nostri confini. Spesso indispensabile, perché la globalizzazione non fa sconti a nessuno. Migliori competenze linguistiche, ma non solo, nella visione di un rientro dopo diversi anni.

Per aiutare il nostro cantone a crescere. La Pro Ticino, fra gli obiettivi, aggiunge anche la promozione della nostra lingua, come espressione di appartenenza al contesto confederale.

La Pro, con le sezioni da Lucerna alle Americhe e da Milano all’Australia, è dunque il nostro «Altro Ticino», che valorizza le eccellenze. Ma che sa anche dare il giusto peso ai conterranei emigrati che (senza i fari della notorietà) conducono una vita familiare e professionale all’insegna dall’onestà, del rispetto e ell’impegno. È un capitale che ci viene riconosciuto mondialmente, già dai nostri remoti flussi migratori. Lo ha detto mirabilmente, alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, José Morosoli di Cagiallo, divenuto uno dei maggiori scrittori uruguayani: «I ticinesi non sono mai andati per sottomettere, colonizzare, rubare, uccidere (ndr. riferito alle potenze marinare), ma per costruire beni permanenti a favore delle nazioni ospitanti. Case, chiese, ospedali, scuole, ricoveri». Beni permanenti, quelli costruiti con le rimesse degli emigranti, che ritroviamo anche in Ticino, soprattutto nelle valli.

Negli anni a venire la Pro Ticino può dunque offrire risorse importanti per scrivere la storia del nostro cantone. Dentro e fuori dai suoi confini.

Articolo pagina 2 e 36 giugno Copyright Corriere del Ticino 2015